Biancospino

crataegus monogyna
Non avevo ancora mostrato i fiori del biancospino (le bacche e le foglie si trovano nel vecchio blog, il 28 agosto 2008), il bianco manto dei boschi di primavera. Corro subito ai ripari, con questa pianta fotografata a Pratorondanino il 2 giugno scorso, contro un cielo di puro azzurro che in questi ultimi giorni si fa alquanto desiderare. Molto ci sarebbe da dire su questo splendido arbusto che cela fra le spine qualità magiche e una storia millenaria. Ma la maggior parte delle storie sul biancospino si trovano già su qualche altra pagina perchè la pianta è grandemente e giustamente famosa. E’ ancora più sorprendente per me scoprire quanta gente ne conosca in verità soltanto il nome.
I fiori del biancospino contengono principi attivi che tranquillizzano il cuore, quietano il nervosismo e l’ansia e aiutano a superare l’insonnia. Così nei manuali di fitoterapia, mentre nei testi di etnobotanica per questa pianta sono menzionati gli usi più svariati, da quelli medicinali contro i malanni più diversi, come ipertensione e raffreddore, a quelli piuttosto magici, come una cura della congiuntivite che consiste nel ‘segnare’ gli occhi del malato con le spine del biancospino in numero di dodici, come gli apostoli (da Camagni et al. Etnobotanica in Val di Vara, ed. Provincia della Spezia, 2009). Fra tutti, quello che garantisce una riuscita sicura è l’uso ornamentale di fiori e bacche, la cui sola vista è certo una piacevole medicina per lo spirito.

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