Goiaba dolcissima

Goiaba

Goiabeira a Diamantina
(Psidium guajava)

Goiaba

Goiaba
Psidium guajava

Un frutto dai molti nomi, guiava, guava o ancora guayaba in spagnolo, per me sarà sempre goiaba, il nome brasiliano. Originario dell’America, forse del Messico per la precisione, l’albero, goiabeira, è piccolo, per le misure tropicali, mai troppo appariscente, e i frutti sono verde giallo, tondeggianti, a volte leggermente piriformi. All’apparenza secchi e duri, dentro sono asprigni e dolcissimi insieme, un vero scrigno di sapore.

La cucina popolare brasiliana, del Minas Gerais soprattutto, utilizza questo frutto gustoso per svariate conserve, delle quali la più celebre è la goiabada, una marmellata solida che ricorda un po’ la nostra cotognata, anche se il sapore è immensamente più esotico e affascinante. La goiabada è la componente essenziale di un dessert molto amato, dove fettine di goiabada si accompagnano a fettine di un formaggio leggero, bianco e morbido, il “queijo mineiro”. Famosa un po’ dappertutto, tanto da guadagnarsi il soprannome di Romeo e Giulietta, la “goiabada com queijo” è sinonimo di cucina casalinga e di prelibatezze a buon mercato.

Sarà che adoro la goiabada, provo un grande affetto per questo alberello, a volte contorto, ma solido e fresco e sempre, veramente sempre, ricco di frutti.

Psidium guajava – Goiaba
Orto botanico di Palermo

Come altre piante tropicali, la goiaba cresce anche in Italia, naturalmente nel profondo sud, nella grande Sicilia, e ne ho visti diversi esemplari  nell’orto botanico di Palermo (vedi foto a destra), mentre ho sentito anche di imprese agricole che la coltivano. Ho un grande rispetto e ammirazione per questi esperimenti; tuttavia, dopo l’esperienza delle banane (vedi 6 agosto 2009), non mi aspetto che il gusto della goiabada sia proprio lo stesso.

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