Fiori e foglie... una pianta al giorno
Amo moltissimo le piante. Soprattutto i grandi alberi, le creature pi generose della terra. Ma anche le piccole erbe di prato, persino quelle pi impudenti, che si ostinano a resistere ai miei tentativi di estirparle dalle aiuole del giardino. Poca gente osserva le piante, forse le trovano noiose. Pochi sanno riconoscere un leccio, o addirittura distinguere un ippocastano da un tiglio. E' un vero peccato, le piante non sono affatto noiose, e in questo diario botanico io voglio presentare ogni giorno una pianta diversa, del giardino, del campo, del bosco
Naturalmente questo blog non ha pretese scientifiche n manualistiche. E' solo una piccola raccolta di pensieri, mentre osservo le piante, con la speranza di imparare a conoscerle meglio.

Sabato, Maggio 31, 2008
Surfinia
surfinia

L'articolo di oggi è dedicato alle piante in cattività, cioè in prigione. Da millenni ormai, ovvero da quando " ... il perspicace Homo sapiens scoprì in Medioriente ... come controllare la scorte di cibo non distruggendo le piante, ma nutrendole"(1), addomestichiamo e soggioghiamo le piante. Lo facciamo per questioni di sopravvivenza, di utilitarismo, di ordine. Spesso le piante, forse ancor meglio degli animali, sanno prendersi la loro rivincita, riconquistando il territorio e lo spazio dal quale tentavamo di escluderle. Ma è la solita lotta per la supremazia, e troppe volte, finora, l'uomo ha avuto la meglio.
Le piante non si muovono, ovvero non nel modo in cui lo fanno gli animali. Quindi parlare di prigionia, potrebbe sembrare improprio. In realtà hanno bisogno di espandersi, e il più delle volte lo fanno con una sorprendente energia. Per questo ho sempre pensato che la coltura nei vasi sia una forma di schiavitù per la pianta, anche se continuo a invasarne molte, senza alcuna pietà.
La pianta in vaso è più infelice e vulnerabile della pianta in piena terra, più esposta all'arsura, specie se il vaso è piccolo, e vive un ciclo vitale imperfetto, perchè raramente riesce a fruttificare e ancor più raramente a riprodursi. La pianta in vaso restituisce veramente molto di più di quello che chiede, tanto che è spesso sorprendente come, confinata in un esiguo spazio vitale, riesca a esprimere così compiuta bellezza.
Tipica pianta da balcone, la surfinia è una varietà generosa e robusta di petunia ricadente, che, apprendo dalle mie solite ricerche in rete, è stata creata dai giapponesi. Ha fioriture copiosissime, fra giugno e luglio. Inevitabile che con il protrarsi dell'estate, e del caldo, cominci a perdere vigore e i suoi ricche propaggini ricadenti comincino a ingiallire e seccare. Non si tratta tuttavia di una pianta annuale, ma di una pianta perenne, che, opportunamente potata, sopravvive benissimo a inverni moderati. Le sue esigenze colturali non sono dissimili da quelle del geraneo, anche se non ho esperienze di talee (che penso però si possano fare senza troppe difficoltà).
Le tre surfinie sul mio balcone hanno appunto superato brillantemente l'inverno e sono adesso in piena fioritura. La pioggia, troppo abbondante, di questi giorni, ha scompigliato le campane dei fiori, ma già si stanno riprendendo. Non so se cresceranno lunghe e ricadenti come l'anno scorso, ma in ogni caso mi hanno già dato moltissima soddisfazione. La foto qui a destra, invece, è stata scattata sul lungomare di Camogli, dove le surfinie sono molto popolari come macchie di colore acceso sui muri delle case.
(1)Alan Weisman - Il mondo senza di noi - Einaudi pag.58



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Giovedi, Maggio 29, 2008
Maggiociondolo
laburnum alpinum

Anche il maggiociondolo è fiorito e così non solo i prati, ma anche i boschi si colorano di giallo. E' un giallo più tenero e paglierino rispetto al giallo dorato della ginestra, ma non per questo meno decorativo. Più che una veste, il giallo dei boschi è un ornamento, un gioiello, un pendaglio prezioso.
La varietà di montagna (nella foto) è comunissima nei nostri boschi, soprattutto insieme ai faggi. Ma potrebbe passare inosservato in una stagione diversa da questa, con le sue foglioline leggere a gruppetti di tre, verde nel verde, timido, apparentemente esile. Invece il legno è duro, molto resistente al tempo e all'usura. Se si osservano i fiori si capisce che anche quest'albero è una fabacea, ma attenzione, niente minestre con i semi del maggiociondolo che sono velenosissimi. Pare proprio che nonostanze la delicatezza dei suoi fiori, del maggiociondolo ci sia poco da fidarsi.

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Mercoledi, Maggio 28, 2008
Cicerchia

lathyrus sativus


La cicerchia è un piccolo pisello selvatico. A differenza del pisello addomesticato, che fiorisce per un breve periodo dell'anno, a seconda della varietà, ma per lo più fra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, la cicerchia fiorisce a lungo, da maggio ad agosto. Ricordo da sempre i suoi fiori rosa acceso accompagnare tutte le mie estati in campagna.
La parola cicerchia in molte regioni d'Italia significa cece, ma è probabile che in origine cicerchia volesse semplicemente dire 'pallino'. Il nome scientifico è Lathyrus, ma della specie non sono troppo sicura. Certo la famiglia è quella delle Leguminose o Fabacee, tutte le piante che fanno frutti a bacello. Questa famiglia si chiama anche delle Papilionacee, a causa della forma dei fiori, che parrebbero assomigliare a una farfalla. A me questi fiori fanno pensare a una cuffietta, una testolina colorata con un buffo copricapo a due tese. Ciò che è importante, è che tutte le piante i cui fiori hanno questa forma, hanno frutti fatti a bacello. Dalla robinia al fagiolo, dalla ginestra all'albero di Giuda, dall'Asia all'America, è solo questione di genetica, ovvio, eppure sorprendente.
La cicerchia o Lathyrus sativus era anche consumata in abbondanza in passato, e pare fosse anche gustosa e nutriente. Però contiene una sostanza che agisce come lento veleno del sistema nervoso, causando una malattia detta proprio latirismo. Anche se un consumo occasionale non è pericoloso, oggi quella cicerchia non si mangia più. Se qualcuno avesse voglia di sperimentare antichi sapori, credo che lasciando i ceci a bagno per 8-12 ore la loro velenosità si possa efficacemente eliminare (come al solito, verificate con qualche esperto).

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Martedi, Maggio 27, 2008
Ginestra
spartium junceum

E' la stagione in cui i fianchi ripidi e brulli delle colline intorno alla città si tingono di giallo. Anche se quest'anno la primavera è umida, uggiosa e grigiastra, il colore è così intenso che, a guardarlo da vicino, sembra finto. E' fiorita la ginestra, Spartium junceum, un grande arbusto dagli steli robusti ed elastici, che forma cespugli rotondeggianti. Quando i fiori sbocciano, la pianta perde le foglie ed è per questo riconoscibile dalle altre ginestre, più piccole, che invece le foglie le mantengono anche durante la fioritura.
Le ginestre più imponenti, alte come alberi, le ho viste sulle pendici del Vesuvio. Sono quelle a cui Giacomo Leopardi ha dedicato una delle sue ultime poesie, una specie di testamento poetico, o almeno così ci piace pensarlo, a posteriori, 'La Ginestra o fiore del deserto'. La ginestra infatti è una pianta pioniera e cresce sui dirupi incolti, esercitando anche un effetto stabilizzante sui fianchi franosi.
Quando spariranno i fiori, gli steli, di colore verde scuro, ma sempre spogli di foglie, si copriranno di bacelli neri. Le sottili foglioline verde lucido torneranno solo a primavera, prima dei fiori. Ma il grande spettacolo della ginestra, quello che si vede proprio da lontano, è il giallo profondo dei pendii di maggio.

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Sabato, Maggio 24, 2008
Papavero

papaver rhoeas


Nel giardino è nato un papavero. E' spuntato per caso e non so come sia arrivato. Inizialmente pensavo fosse uno degli anemoni blu che avevo messo in terra due anni fa. Poi una mattina ho intravisto un fiore, rosso arancio, pallidino, e ne sono rimasta assai sorpresa. Purtroppo non avevo tempo di fermarmi e la sera il fiore non c'era più. Alla fine l'ho riconosciuto, dai boccioli e dalle foglie, e soprattutto dai frutti, ma ho aspettato giorni perchè sbocciasse un altro fiore. Sono piccoli, fragili e durano pochissimo. Per vedere uno dei miei papaveri bisogna cogliere l'attimo.
Il papavero (Papaver rhoeas) è un fiore che non ama essere disturbato, reciso dura meno di un minuto, subito i petali si scompigliano, si stracciano e cadono. Ma la sua corolla rosso arancio o rosso cupo è di grande effetto nei campi, anche se ci vogliono molte piante, e assai più robuste della mia, per avere una fioritura appariscente. Come quella fotografata in questa pagina
E' un fiore nobile e semplice, così comune da passare inosservato, perfetto nella composizione delle sue forme, a patto ovviamente di guardare e non toccare.

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Venerdi, Maggio 23, 2008
Podagraria
aegopodium podagraria

Si chiama anche girardina silvestre ed è un'infestante assai comune nei giardini. Appartiene alla famiglia delle Ombrellifere, una famiglia le cui piante, agli occhi del profano, si assomigliano tutte quante. I fiori della podagraria sono simili a quelli del prezzemolo e della carota, selvatica o coltivata; ma le foglie sono assai diverse, in gruppi di tre, larghe e non suddivise. Impossibile confonderla con la cicuta, altra ombrellifera molto diffusa con proprietà non esattamente salubri. Inoltre le radici sono rizomi, mentre quelle del prezzemolo, e ovviamente della carota, sono a fittone. La podagraria si propaga proprio per rizoma, un metodo molto efficace. Le sue radici corrono sottoterra e buttano fuori dei getti, qua e là, quando ne hanno voglia. In questo modo una sola pianta può coprire un campo intero, trasformandolo in un mare di ombrelle bianche.
Tutte le erbe che possono propagarsi in questo modo finiscono per diventare infestanti. Una di esse è la menta, che ha rizomi lunghissimi. Può capitare che tirando una radice per cercare di estirparla, si sfili via una piantina dall'altra parte del prato.
Diffusa in Europa e in America, la podagraria è conosciuta ovunque come pianta officinale, in particolare per la cura della gotta (podagra, mi hanno insegnato da poco, significa appunto gotta) e in inglese si chiama bishop's goutweed, erba della gotta del vescovo. Auguro al vescovo lunga vita, ma sono certa che la podagraria sia un'erba con tutte le carte in regola per sopravviverci a tutti.

Giovedì, 22 maggio 2008
Tasso barbasso

verbascum thapsus


Questa fotografia, con il testo relativo, era nel post del 22 maggio, andato ahimè fortunosamente smarrito.

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Martedi, Maggio 20, 2008
Magnolia grandiflora
magnolia grandiflora

Verso la metà di maggio, la Magnolia grandiflora comincia a perdere le foglie. Diventano gialle, poi brune e cadono, come se fosse autunno. La magnolia grandiflora è un albero imponente e tutto in lei è grande: le foglie, larghe, spesse e coriacee, i fiori, ampi, bianchi e profumatissimi, i frutti a pigna con grossi semi rotondi e rossi. All'ombra di una magnolia grandiflora si rischia sempre di ricevere qualcosa in testa. Auguratevi che non sia una pigna.
In questa stagione, dicevo, cadono le foglie. Niente paura, sono già pronte quelle nuove, voluminosi germogli al centro dei ciuffi, perchè la pianta è sempreverde e non si spoglia mai completamente. Perdere le foglie non è necessariamente un brutto segno per una pianta; può essere semplicemente un fenomeno naturale. In greco si chiamava apoptosi, termine che oggi indica la morte cellulare programmata, quella fisiologica. Molto più grave è il sintomo di foglie secche che rimangono appese alla pianta, perchè è come se la pianta non avesse più neppure la forza di liberarsene.
Le foglie della magnolia ricoprono il terreno e l'erba come un tappeto impermeabile e c'è appena il tempo di spazzarle via che altre già sono cadute. Dato che non fanno humus, o per lo meno non in tempi ragionevoli, preferiamo non metterle nelle compostiere, e ho cercato di individuare utilizzi alternativi. A parte il fatto che bruciano benissimo (ma il piccolo combustibile non manca mai in un giardino), ho pensato di sbriciolarle e usarle come pacciame. Per proteggere le rose dal freddo, o dal caldo eccessivo e dal repentino asciugarsi del terreno.

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Lunedi, Maggio 19, 2008
Lunaria e ultimi iris

lunaria annua



Le monete, o medaglioni, del papa sono spuntate un giorno dal nulla, come sempre fanno, con i loro graziosi fiorellini rosa. Desideravo questa pianta e l'ho curata anche troppo, trapiantando i getti sparsi che trovavo in giro, fino a formare un cespuglietto; con il risultato che un altr'anno ne troverò certamente dappertutto.
In questa foto però il primo piano lo riempie un altro iris, di varietà a me sconosciuta, sbocciato per ultimo fra gli iris del giardino. Della meraviglia dei fiori di iris ho già detto nei giorni scorsi. Non resta che rallegrarmi che la stagione non sia ancora finita.
Le monete del papa sono quei frutti verdi e piatti, le silique, che maturando diventano giallo marroncine e quando si seccano, e perdono il rivestimento e i semi, sembrano ritagli di carta velina con bagliori d'argento. La pianta,lunaria annua, deve il suo nome proprio dalla forma dei frutti, lune o monete d'argento. E che il proprietario sia il papa la dice lunga su chi è sempre stato, nell'immaginazione della gente, depositario della ricchezza.
Le silique secche e ormai prive dei semi (che se ne vanno a far nascere la lunaria un po' ovunque nei prati circostanti) si conservano per molti anni; sono fragili, ma molto decorative. Come variazione sul tema, è possibile dipingerne alcune con gli acquerelli per moltiplicare l'effetto d'argento in altri colori.


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Domenica, Maggio 18, 2008
Piracanta
pyracantha coccinea

La strega Malefica avrebbe avuto ampia scelta per la sua foresta di spine; infatti la natura ne ha guarnito alcune piante di ben più acuminate e taglienti di quelle del rovo da more. Come le spine che la piracanta cela nascoste dietro i suoi angelici fiorellini bianchi.
La piracanta, anche detta agazzino, viene spesso usata proprio per costruire siepi impenetrabili, ma è molto ricercata anche come pianta singola, perchè assai decorativa e di poche pretese. Non si spoglia d'inverno e in primavera si ricopre di fiori candidi che nascondono persino il verde delle foglie, fiori che diventeranno in autunno bacche rosso arancio, riempendo di colore anche il giardino d'inverno. I frutti sono assai graditi a molti uccellini che sanno cibarsene in tutte sicurezza, evitando le lunghe spine aguzze. Come una persona attraente, ma stranamente scontrosa o timida, la piracanta è deliziosa da guardare, ma per potarla o correggerne il portamento, è bene fare molta attenzione.

scritto alle 21:07 da CarlaFed ::    COMMENTI


Rovo da more

Rubus


"La tua tomba sarà una foresta di rovi, tanto intricata che nessuno la scovi ..." è la maledizione di Malefica, la perfida strega della "Bella Addormentata nel bosco", una dei lungometraggi di Disney preferiti della mia infanzia. La malvagia traccia con la sua bacchetta un cerchio nell'aria e subito compare un ramo secco coperto di spine che si ingrandisce a spirale fino a traformarsi in una foresta spessa e inespugnabile, appunto una foresta di rovi.
Rovo, nel linguaggio comune, è quasi sinonimo di arbusto spinoso, ma in realtà il rovo è una pianta dalla doppia identità.
I suoi cespugli sono un impenetrabile groviglio di spine e i suoi rami fra i più comuni ed insidiosi ostacoli delle passeggiate per colline e boschi. Cresce, il rovo, in tutti i luoghi impervi e abbandonati, velocemente ne prende possesso, ricopre campi che un tempo erano coltivati e da decenni non conoscono più visita umana, si arrampica sui muri diroccati e si spande dappertutto fra i ruderi di pietra. Particolarmente tetro e minaccioso è il suo aspetto d'inverno, quando i grigi rami sono secchi e spogli, ma ancora capaci di ferire la pelle se appena sfiorati.
Anche le foglie sono spinose ed irte; ma a primavera il rovo si ricopre di morbidi fiori rosa e bianchi. I suoi frutti, specie se cresciuti sotto il sole, sono incredibilmente dolci, morbidi e succosi e, se si ha la pazienza di raccoglierli, si può preparare una marmellata prelibata. Una ricompensa che val bene qualche graffio.



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Venerdi, Maggio 16, 2008
Rosa
rosa canina

Finalmente è arrivata, la rosa di macchia. Per me, non vi é fiore più bello della rosa e non vi è rosa più bella della rosa selvatica.

scritto alle 22:43 da CarlaFed ::    COMMENTI


Mercoledi, Maggio 14, 2008
Campanule



Questa piccola campanula cresce in fondo a una piccola aiuola, lungo il vialetto di ingresso del giardino, nell'angolo delle scale. Semisommersa dall'edera che si arrampica sul muro, si potrebbe anche dimenticare della sua esistenza, se non fosse per la copiosissima fioritura di campanelle viola blu. Nella stessa aiuola, stretta e ombrosa, ho trovato le invadenti viole mammole, che colorano di violetto i primi tepori di febbraio e marzo e ho messo primule e ciclamini per una fioritura morbida e assicurata. Dall'inizio della primavera, l'aiuola più ombrosa è diventata la più colorata del giardino.

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Parietaria
parietaria officinalis

Storia di una pianta magica finita nella spazzatura. La parietaria, che in genovese si chiama caniga, è una delle prime piante che ho imparato a conoscere. Le sue foglie hanno interessanti proprietà. Sono un semplice ed efficace antidoto per le irritazioni causate dall'ortica. Le due erbe si trovano spesso vicine e sono tutte e due ricche di virtù officinali; ma l'ortica brucia la pelle, mentre le foglie di parietaria, sfregate sulla parte offesa, calmano il bruciore. Le foglie della parietaria sono appicicaticce e da bambine le usavamo per creare rustiche e improvvisate decorazioni sui vestiti, scrivere il nostro nome, fare piccoli disegni. Nei trattati di erboristeria, l'elenco degli usi della parietaria è lunghissimo. Il nome popolare di vetriola deriva dal fatto che è molto efficace per tirare a lucido il vetro macchiato o opacizzato.

Oggi la pianta è caduta in disgrazia. Certo, è la peggiore infestante che esista, infatti cresce praticamente dappertutto, nei campi, nei buchi dei muri, in mezzo all'immondizia, nelle fessure, fra il cemento ed l'asfalto, fino a formare in men che non si dica cespi robusti e voluminosi. Molte persone sono allergiche al polline che, data la diffusione, rappresenta un vero e proprio tormento per tutta la bella stagione. Non sorprende che queste persone non la amino. Io non sono allergica, ma la strappo con violenza ovunque la trovo, certa che non avrà problemi a ricrescere più forte e rigogliosa di prima. Vorrei odiarla, ma non posso. Credo che se non ci fosse, un po' ne sentirei la mancanza.

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Lunedi, Maggio 12, 2008
Clematide

clematis Nelly Moser


L'anno scorso ho acquistato una clematide, (Clematis, varietà Nelly Moser) e l'ho piantata vicino al bersò per farla arrampicare sul palo a nord est. La mia casa è esposta ad ovest, il sole sorge dietro la collina e le mattinate sono molto fredde. Ma io avevo l'ingenua convinzione che una pianta tanto amata dagli inglesi non avesse bisogno di molto sole. Nella fotografia che accompagnava la pianta, i fiori erano grandi e bianchi, con una larga striscia rosa scuro, molto marcata, nel mezzo di ciascun petalo.
La mia clematide è cresciuta tranquilla e ha fatto moltissimi fiori. Nel centro dei petali si intuisce una scia viola pallidissimo, ma niente di più. Dopo il letargo invernale, la pianta si è ripresa benissimo e, per infoltire il cespuglio, ho pensato di affiancarle un'altra compagna, uguale. L'ho trovata in un vivaio qui vicino, ma dall'altra parte della collina, esposto in pieno sud verso il mare. Chiedo al vivaista informazioni sul colore dei fiori. Naturalmente mi assicura che le 'sue' piante vengo proprio come nella fotografia, ma il colore smagliante delle striature si ottiene solo se la pianta è esposta in pieno sole. Mi consiglia perciò di trovarle una posizione più soleggiata. Pazienza. Siccome sono un po' testarda, l'ho messa vicino alla precedente, sono fiorite tutte e due, grandi fiori bianchi a profusione, quella nuova ha striature appena più calcate, rosa, bellissime.

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Domenica, Maggio 11, 2008
Euforbia
euphorbia flavicoma

Le euforbie sono una famiglia molto numerosa di piante diffuse un po' dappertutto. Di origine tropicale, ma adattate bene ai nostri climi, sono piccole erbe infestanti di prati e campi, oppure arbusti rotondeggianti che fioriscono d'inverno su tutta la costa mediterranea, o ancora piante ornamentali da giardino o da interno, come la famosissima Euphorbia pulcherrima o Poinsetta o Stella di Natale. Tutte contengono un lattice irritante, che le classifica fra le piante velenose e le protegge dal morso degli animali. Tutte hanno caratteristiche infiorescenze, generalmente verde giallo, piuttosto appariscenti, e talvolta brattee colorate. Il mio giardino è pieno di euforbie, che estirpo senza pietà, senza tuttavia riuscire ad evitare che qualcuna cresca fino alla sorprendente fioritura.


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Venerdi, Maggio 09, 2008
Fumaria

fumaria capreolata


Gli antichi (nel senso dei nostri antenati contadini) avevano una fantasia particolare nell'assegnare i nomi alle piante, fantasia che derivava da una realtà molto semplice: le osservavano a lungo, in tutte le stagioni, durante tutto il loro ciclo vitale e non solo. Il nome 'fumaria' deriva a questa pianta dal colore delle foglie, grigioverde, che diventa grigio fumo quando vengono seccate. Confesso che non avrei mai fatto quest'associazione, è chiaro che la mia sensibilità cromatica lascia abbastanza a desiderare, in confronto con quella di coloro che inventavano i nomi per le piante. In fondo erano gli stessi che riuscivano a vedere nelle stelle leoni, arcieri, aquile e orsi.
Quest'erbetta si trova veramente dappertutto, anche se mi sembra più comune la Fumaria capreolata, rispetto alla officinalis, i cui fiori sono più scuri, di una bel rosa carico. Le due piante si assomigliano molto e hanno le stesse virtù curative (da usare tuttavia con prudenza perchè contengono un velenoso alcaloide, la fumarina). I fiori, solo apparentemente fragili e impalpabili, sono in alcuni dialetti chiamati 'chicchi di riso' o addirittura 'panetti'.
Una pianta così, gracile e ordinaria, che cresce ai bordi delle strade, sullo sterrato, con il suo esile fusto strisciante, non sembrerebbe degna di grande considerazione. Eppure era una pianta molto conosciuta, studiata e utilizzata, e come lei tante altre piccole piante che sfuggono al nostro interesse. La cultura delle erbe è complessa e arcana. Ormai l'abbiamo persa e non è facile, nell'equilibrio scomposto delle nostre giornate, recuperarne lo stile e i riti. Non basta conoscere le piante e qualche loro proprietà, occorre avere la pazienza e la grazia di seguirne lo sviluppo, conoscerne le abitudini, il carattere, e le bizzarie.

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Mercoledi, Maggio 07, 2008
Ancora iris
iris japonica

L'iris japonica ha i soliti fiori sorprendenti, che sembrano strappi di merletto finemente ricamato e intarsiato di oro. Fiorisce copioso per tutto aprile e quest'anno, complice l'aria fresca, ha proseguito fino all'inizio di maggio. Si attacca dappertutto e radica immediatamente, come un infestante me lo ritrovo ben oltre il luogo dove l'avevo confinato. Sì, perché volevo limitarne i danni, visto che la foglia è veramente brutta. Ha piccole radichette filiformi e non riesco proprio a capire perché sia classificato fra le bulbose. Se il bulbo c'è, non l'ho mai trovato. Il ciuffo delle sue foglie è rimasto uno dei pochi angolini di vegetazione rigogliosa in questo inizio di maggio quando fasce e aiuole sono tutte ripulite e seminate, o preparate per la messa a dimora degli ortaggi. Il ciuffo dell'iris si appoggia a un basso scalino di cemento e nelle sue pieghe ombrose e fradice trovano rifugio tutte le lumachine del mio giardino.

scritto alle 09:01 da CarlaFed ::    COMMENTI


Lunedi, Maggio 05, 2008
Frassino

fraxinus ornus


I frassini sono fioriti e hanno riempito di nuvole bianche i fianchi delle colline dietro la città. E' strano, dire che i ciliegi o i peschi sono fioriti colpisce la sensibilità di molta gente, dire che sono fioriti i frassini lascia indifferenti quasi tutti. E' un peccato perché nei boschi che si stanno appena colorando di verde, la fioritura dei frassini è particolarmente appariscente. Il frassino in questione si chiama più correttamente orniello, fraxinus ornus ed è uno dei frassini più comuni sulle coste mediterranee. E' detto anche albero della manna, perché incidendo la sua corteccia si ricava una resina che, cristallizzata, ha ottime proprietà per la regolarizzazione intestinale. La foto è un po' vecchiotta, lo 'scan' di una diapositiva con pessima risoluzione, e rappresenta il germoglio con fiori in gestazione. Sono molto affezionata a questa fotografia perché risale al primo periodo di mio amore per gli alberi, quando cominciavo a guardarli davvero, a scoprirli e a conoscerli. Come tutti gli amori, i primi tempi sono sempre indimenticabili.

scritto alle 10:37 da CarlaFed ::    COMMENTI


Sabato, Maggio 03, 2008
Santoreggia
satureja montana

Anche questa pianta, una varietà adatta anche al vaso, si è ambientata bene nel giardino. Non ha avuto problemi ad allargarsi sull'aiuola, tanto che ho dovuto drasticamente ridurla, e oggi fiorisce spensierata, con i suoi piccoli fiori che assomigliano a quelli del timo. Erba aromatica per eccellenza, ha un profumo e un sapore così intensi che conviene usarla con moderazione. L'ho scoperta spontanea, sui monti della riviera e ne conservavo gelosamente qualche rametto dentro le pagine di un libro. A distanza di anni profuma ancora.

scritto alle 23:15 da CarlaFed ::    COMMENTI


Venerdi, Maggio 02, 2008
Erba cipoliina

allium schoenoprasum


"Nella coltivazione dell'erba cipollina bisogna avere l'avvertenza di togliere i fiori non appena compaiono" recita la mia guida per l'agricoltura domestica. Invece a me non è neanche venuto in mente di toglierli, quando ho cominciato a vedere le testine rosa spuntare in cima ai verdissimi steli. L'erba cipollina l'ho comprata per caso, ci sono giorni che ho bisogno di comprare qualcosa di verde da piantare in giardino, una cosa qualsiasi, non troppo impegnativa,e quel vasetto di erba verde mi pareva un'ottima occasione. Sembra che si sia trovata bene, credo proprio che l'erba cipollina non abbia grandi pretese. Nel frattempo ho scoperto che anche i fiori sono commestibili, indicati per guarnire le insalate e tutte le volte si desideri un gusto delicato di cipolla senza spiacevoli effetti collaterali.

scritto alle 18:02 da CarlaFed ::    COMMENTI


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