Valeriana rossa

Valeriana rossa <em>Centranthus ruber</em>

Valeriana rossa a Apparizione

La valeriana rossa (vedi un mio vecchio post del 15 agosto 2008) è una delle grandi protagoniste delle fioriture urbane. Le basta un fosso, una breve scarpata, soltanto un muro, per attecchire con coraggio e far esplodere i suoi folti cespi rosa acceso o rosso porpora, fiorellini piccoli, ma numerosi e raggruppati in densi corimbi. La sua fioritura è lunghissima, dalla primavera all’autunno inoltrato e sono queste caratteristiche di tenacia e longevità a farne una presenza straordinaria nel verde dei palazzi di collina. Le sue foglie, verde carico, lucide, sembrano sempre giovani e fresche, anche in mezzo ai detriti. Mi ricorda quelle fanciulle delle favole, come Cenerentola, belle e pure e gioiose, nonostante le angherie e gli stenti a cui erano sottoposte. Bella nel fango e sempre nobile e liscia.

Santa Maria Assunta di Apparizione

Sulla scarpata affacciata sul mare della collina di Apparizione, proprio di fronte alla chiesa di Santa Maria Assunta (nella foto a destra)  e a pochi passi dal capolinea dell’autobus n.87, qualcuno ha scritto su una ringhiera un verso poetico e provocatorio.
“Scateniamo tempeste ma ci piace il sole”
La valeriana, forte come il vento e rossa come il fuoco, approva.

Bocche di leone della Malapaga

Antirrhinum majus

Antirrhinum majus

Le mura della Malapaga a Genova corrono da piazza Cavour alla magnifica porta del Molo progettata dall’architetto Galeazzo Alessi e conosciuta come Porta Siberia. I nomi raccontano storie. Il palazzo della Malapaga, dove le mura cominciavano, era una prigione dove venivano incarcerati coloro che non riuscivano a pagare i debiti, mentre il nome Siberia deriva da cibaria, in genovese pronunciato più o meno “sibaria”, perchè adiacente ai magazzini del grano. Per la generazione dei miei genitori, le Mura della Malapaga ricordavano inevitabilmente Jean Gabin e un celebre film italo francese che nel 1951 vinse l’oscar per migliore film straniero.
Portate dal vento negli anfratti della muraglia, fra le pietre e il cemento, le bocche di leone non hanno avuto bisogno di molto per germogliare e fiorire. Tanto sofisticate sono le variopinte corolle, concresciute a labbra per offrire accoglienza sensuale a devoti impollinatori, tanto modeste sono le pretese di questo fiore, che fra le macerie e la ghiaia trova l’ambiente naturale più congeniale. Selvaggio come l’ailanto che cresce alto e scarmigliato oltre la cancellata del porto, nomade per destino, invasivo per vocazione.

Mura della Malapaga

Mura della Malapaga

vedi anche per l’ailanto, 25 agosto 2008
per le bocche di leone, 26 settembre 2009