Bagolaro potato

Celtis australis

Bagolaro (Celtis australis) potato, anzi capitozzato

Ti abbiamo tagliato,
albero!
Come sei spoglio e bizzarro.
Cento volte hai patito,
finché tutto in te fu solo tenacia
e volontà!
Io sono come te. Non ho
rotto con la vita
incisa, tormentata
e ogni giorno mi sollevo dalle
sofferenze e alzo la fronte alla luce.
Ciò che in me era tenero e delicato,
il mondo lo ha deriso a morte,
ma indistruttibile è il mio essere,
sono pago, conciliato.
Paziente genero nuove foglie

Da rami cento volte sfrondati
e a dispetto di ogni pena
rimango innamorato
del mondo folle.

(Hermann Hesse, Quercia potata – traduzione di Adriana Apa)

Wie haben sie dich, Baum, verschnitten
Wie stehst du fremd und sonderbar!
Wie hast du hundertmal gelitten,
Bis nichts in dir als Trotz und Wille war!
Ich bin wie du, mit dem verschnittnen,
Gequälten Leben brach ich nicht
Und tauche täglich aus durchlittnen
Roheiten neu die Stirn ins Licht.
Was in mir weich und zart gewesen,
Hat mir die Welt zu Tod gehöhnt,
Doch unzerstörbar ist mein Wesen,
Ich bin zufrieden, bin versöhnt,
Geduldig neue Blätter treib ich
Aus Ästen hundertmal zerspellt,
Und allem Weh zu Trotze bleib ich
Verliebt in die verrückte Welt.
(Hermann Hesse, Gestutzte Eiche – 1919 1919)

L’acero del rabbino

Acer pseudoplatanus

Acer pseudoplatanus

L’acero di monte della foto si trova proprio davanti al tempio israelitico o sinagoga di Genova, in via Bertora, una traversa di via Assarotti. L’acero è un albero imponente e aggraziato. Se ha foglie palmate e fiori penduli è quasi certamente Acer pseudoplatanus, detto acero di monte, acero fico o sicomoro (per la descrizione vedi anche 1 maggio 2009). Questa è senza dubbio la stagione in cui da il meglio di sè, con le nuove foglie tenere e brillanti e i grappoli di fiori luminosi; in autunno, le larghe foglie palmate assumeranno colori piacevoli, anche se non così emozionanti come quelli degli aceri americani. La città è ricca di grandi alberi di bosco, alcuni felici, altri un po’ meno, tutti rinvigoriti dalla bella stagione; e in mezzo al verde cupo di pini e lecci, è piacevole scoprire questo fresco colore di primavera. La sinagoga di Genova è un edificio maestoso e severo, abbastanza blindato per comprensibili motivi; ma la pittura sulla facciata e le iscrizioni in alfabeto ebraico la arricchiscono di un vago fascino esotico, addomesticato dall’albero, così domestico, europeo, nostrano.
Salendo oltre la sinagoga, attraverso un breve intrico di scale, si raggiunge velocemente corso Solferino, circonvallazione a monte.

L’ippocastano di piazza Manin – capitolo secondo

Aesculus x carnea

Ippocastano rosa
Aesculus x carnea

In piazza Manin è cominciato il rimboschimento. Al posto del vecchio ippocastano abbattuto (vedi post precedente del 7 febbraio 2015), e anche di altri che evidentemente hanno avuto lo stesso destino, sono stati messi a dimora piccoli ippocastani rosa, varietà assai piacevole alla vista, per lo meno per il tempo che durano i suoi fiori lucenti. Credo si tratti dell’Aesculus x carnea, ibrido fra l’appocastano comune A.hippocastanum e la specie a fiori rossi A.pavia (anche chiamata Pavia rubra). Questi alberelli hanno l’aspetto minuto, il fusto esile, quasi affaticato dal peso del lussureggiante fogliame e dei vistosi coni fiorali. Alla loro ombra acerba, contrasta quella terza età umana che si gode il meritato riposo sulle panchine della piazza.

Aesculus x carnea

Aesculus x carnea

Veronica

veronica cymbalaria
Fra le erbette più sfacciate e precoci, le inarrestabili erbacce vagabonde, timide e discrete, ma inesorabili, capaci di crescere su un nulla di terra di una vaso abbandonato o nel bordo insignificante di un aiuola, ma sempre e dappertutto, e non appena il giorno concede un accenno di primavera, macchè di fine inverno come questo, ancora senza grande convinzione, fra quest’erbe, dicevo, un posto in prima fila spetta alle piccole veroniche, bianche come roselline o blu come gli occhi della Madonna. Questa veronica cymbalaria (26 febbraio), cosidetta perchè assomiglierebbe alla cymbalaria muralis, anche se con le moderne classificazioni non è nemmeno sua parente, cresceva proprio in un vaso abbandonato per strada, naturalmente in buona compagnia di graminacee e parietaria. Come non commuoversi di fronte alla sua spavalda fioritura?
 

Corinoli, il sedano antico

smyrnium olusatrum
Un’altra pianticella gialla, dalle foglie verdissime che cresce nelle aiuole della strada portata chissà da dove. E’ alta ed ha il fusto robusto, parente com’è del sedano e del finocchio. Ed è una pianta commestibile, e anche buona, tanto da essere consumata nei tempi antichi proprio come oggi consumiamo il sedano. Perchè la civiltà abbia poi riservato un successo maggiore all’Apium graveolens (sedano comune) piuttosto che allo Smyrnium olusatrum (corinoli comune, nella foto), credo sia a causa di qualche legge di mercato. Come dire, l’apium si è rivelato più addomesticabile e, forse anche un po’ più appetibile. Senza nulla togliere al parente rustico smyrnium.
Questo corinoli ha colonizzato diverse aiuole di corso Solferino, viale della circonvallazione a monte (Genova), spingendosi anche nella vicina via Cesare Corte. Le sue ombrelle gialle si stagliano orgogliose e sprezzanti contro i tronchi degli ippocastani ancora spogli, fra un tombino e l’altro, addossate alle macchine in sosta, che se ne stanno pavide tutte entro le rigorose linee azzurre (2€ all’ora, prendere o lasciare).

Celidonia

chelidonium majus

Mentre curiosavo in qualche pagina in rete la corretta ortografia del nome latino di questa pianta (Chelidonium majus), mi imbatto con sorpresa in una pagina di un forum contenente una appello disperato, purtroppo datato maggio 2004 “Qualcuno può procurarmi la pianta celidonia? Sono disposta a pagare qualunque prezzo … ” Qualsiasi prezzo per questa umile pianticella da strada? E’ un peccato che la signora violett68 sia ormai sparita nei meandri della rete. Ed è un vero peccato che non abiti nella mia città, Genova. Perchè facilmente oggi le avrei potuto spiegare come trovare la pianta celidonia in una verdeggiante aiuola che si trova nei pressi del capolinea della funicolare Sant’Anna, in cima alla centrale via Bertani. Cominciamo con la funicolare. E’ la più antica e la più corta (370 m) della città e fino al 1978 (e me lo ricordo …) funzionava mediante un meccanismo ad acqua, basato sul semplice principio della gravità; la vettura in alto veniva caricata di acqua e scendeva a causa del suo peso, trascinando su l’altra, il cui serbatoio era vuoto. Dopo varie ristrutturazioni, incendi, ricostruzioni e via dicendo, la funicolare continua la sua corsa fra alcuni dei palazzi liberty più belli della città.
E ora la celidonia. La conosco da tanto tempo, e la riconoscerei ovunque, con i suoi piccoli fiori gialli e il lattice arancione, vagamente sinistro ed appunto tossico, che sanguina da ogni sua parte se spezzata. Appartiene alla famiglia delle papaveracee e viene anche chiamata erba dei porri perchè proprio quel lattice è molto efficace per la rimozione di porri e verruche, oltre che per altri usi alquanto controllati data la sua tossicità. Proprio per questo credo che l’amica violetta la cercasse e non voleva credere a chi tanto le assicurava che si può trovare anche in città. Infatti è davvero pianta da ruderi e discariche, ma è dolce scoprila così luminosa, gialla di sole e sfacciatamente verde, contro il grigiore livido del cemento d’inverno.