L’evonimo e le ville di Fontanegli

Euonymus europeus

Euonymus europeus

Fontanegli è una piccola frazione del comune di Genova abbarbicata sulla collina. Un gruppo di case vecchiotte, fra cui la mia, circondano la chiesa di San Pietro e l’oratorio di San Giacinto. Ci sono anche tre antiche ville nobiliari che risalgono al XVI e XVII secolo ed erano le residenze estive di famiglie nobili che durante l’anno risiedevano nei palazzi di città.
La villa più alta e anche quella più in alto di tutte, villa Raggi, si trova a due passi dalla chiesa parrocchiale ed è stata ristrutturata nel 1994, con modifiche profonde dell’interno per ricavarne più appartamenti. Quella più in basso, più a valle delle tre, è la più nascosta, ed è la storica villa Thellung, dove si narra Goffredo Mameli compose il suo inno.
A metà costa, poco sotto la chiesa  scendendo per salita superiore alla Chiesa di Fontanegli e per la carrozzabile via Giovanni da Verrazzano, ecco villa Ferretto, la più vasta di tutte. Attualmente è una casa di riposo per anziani, ma nel 1500 era una residenza privata. Di proprietà delle suore domenicane, fu convento, asilo, collegio e scuola. La villa possiede una cappella dove veniva celebrata privatamente la messa, ed è proprio questa cappella che appare in questa foto, dietro ai tranci secchi dell’evonimo, ornati di bacche rosa scuro. Ho visto questa cappella aperta solo in occasione delle cerimonie funebri per qualche ospite della casa di riposo, una porta aperta invece del portone mezzo chiuso che usava nei palazzi ai tempi della mia infanzia per testimoniare il lutto del condominio.

Euonymus europeus

Euonymus europeus


Pianta singolare, selvatica e raffinata, l’evonimo, con le sue bacche, velenose, a quattro scomparti come il berretto dei preti (da cui il suo secondo nome), con il suo legno duro e particolare con cui si fabbricavano i fusi per filare la lana (da cui il suo terzo nome, fusaggine).

Le notizie sulle ville le ho lette su un cartello illustrativo che si trova a Bavari all’inizio della discesa di via San Colombano, scritto a cura dagli alunni della scuola elementare di Fontanegli anni scolastici 2000, 2001 e 2002. Ho fatto bene a fotografarlo e ricopiarlo per bene perchè la pioggia lo ha ormai completamente cancellato, e non so neppure se esiste ancora la scuola elementare.

Altri post sull’evonimo:
fiori dell’evonimo
12 agosto 2008
31 dicembre 2009

Principessa vitalba

Clematis vitalba

Clematis vitalba

Le sue parenti più strette, le clematidi, sono fra le più raffinate interpreti dei romantici giardini inglesi. Hanno petali sottili e lisci come seta dai ricercati colori pastello. Avvinghiano con circospezione i loro esili steli su ordinati tutori, allungando discrete verso il cielo i loro germogli.
La vitalba, invece, è una scapestrata, disordinata, impudente, vorace.
Come è risaputo, le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive ragazze vanno dappertutto. Infatti la vitalba si diffonde invadente in ogni angolo verde, in ogni giardino, campo o bosco. Si arrampica sugli alberi secolari e li avvinghia, gettando liane possenti fra tronco e tronco.
Come scrive Mirna Medri nella scheda che ha curato per actaplantarum, si adatta alla maggior parte dei suoli, e seppure ora appaia in regresso a seguito alla scomparsa di siepi e di arbusteti, ha la capacità di ricolonizzarsi repentinamente, sui muri abbandonati, in luoghi selvatici, al margine di fossati e canali.

Più che una protagonista della flora urbana, la vitalba ne è la principessa. Delle sue sorelle clematidi da giardino ha mantenuto gran parte della bellezza. D’estate si copre di profumatissimi fiori bianchi, dai petali, o per meglio dire sepali petaloidi, vellutati, e d’autunno di curiosi frutti piumosi (10 agosto 2008), che formano nuvole impalpabile sugli steli nudi. Si spoglia d’inverno. Ma resiste. I suoi lunghissimi fusti bruni, possenti come cavi d’acciaio.
Qui la incontro, fiorita, lungo una crosa di collina, ad allietare un magazzino quasi abbandonato.