Soltanto la robinia ..

Robinia pseudoacacia

Robinia pseudoacacia
Sampierdarena Novotel

Il cantiere, dove solo pochi mesi fa avevo scovato fiori ed erbe tenaci, è sempre più vorace e soffoca nel cemento e nella polvere tutto il verde possibile. Ma sul ripido pendio che scende dal fianco vitreo del Novotel di Sampierdarena, mi sorprende indomabile una fioritura bianca. Non può essere che lei, soltanto la robinia (Robinia pseudoacacia), imprudente pioniera di scarpate e rovinose pendenze. Ovunque l’opera umana crea un dirupo, prima o poi spuntano le robinie.
Piante estranee, che Alessandro Manzoni, dopo averle piantate con entusiasmo nel proprio giardino, disprezzò per l’invadenza del fogliame (24 aprile 2009), piante temerarie, di cui ho già celebrato il coraggio, anche se effimero (la giovane pianta che cresceva fra muro e finestra è stata presto estirpata), a metà aprile le robinie fanno il loro ingresso trionfale con esuberanti fioriture, che nei boschi nutriranno vasti stuoli di magiche api.

Robinia pseudoacacia

Robinia pseudoacacia
via Rosa Raimondi Garibaldi, Roma

L’albero non è bello, il suo tronco è contorto e fessurato, la chioma disordinata e rozza, la polpa delle foglie troppo sottile e il loro verde nitido, ma insipido. Eppure la fioritura è straordinaria, dappertutto grappoli di fiori sbucano in mezzo ai viali, negli spazi incolti, oltre i cancelli e le recinzioni e dietro i muri, in campagna e in città, pacifica esplosione bianca dal profumo intenso e inebriante.
Naturalmente si incontrano anche esemplari un po’ più aggraziati ed eleganti, le ragazzacce sanno fare di tutto, come questo bel campione a ombrello che campeggia di fronte al palazzo della Regione Lazio, via Rosa Raimondi Garibaldi (la madre di Giuseppe), fra la Garbatella e la via Cristoforo Colombo. Anche lui, tuttavia, un po’ storto.

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Piante da cantiere

La città è grigia, polverosa, sporca. la città è caotica, rumorosa, soffocante. La città è compressa, stritolata dal cemento, che ogni tanto la accartoccia in una morsa mortale. Anche se, per sua fortuna, Genova è una città aperta, perchè ha un lato spalancato verso il mare. Ma quante piante possono crescere, prosperare, fiorire e riprodursi in un ambiente apparentemente così inospitale? Nei pressi di un cantiere stradale, alla fine di una strada a scorrimento veloce, la sopraelevata Aldo Moro, all’inizio del quartiere di Sampierdarena, fra rottami, plastica e cemento, vivono tante piccole piante dimenticate. Le ho osservate, abbastanza stupefatta, e le ho fotografate nel febbraio dell’anno scorso, 2018, e ora provo a riconoscerle, a dar loro un nome, a immaginarne la storia.

Piante da cantiere Brassica fruticulosa

Piante da cantiere
Brassica fruticulosa

Piante da cantiere Brassica fruticulosa

Brassica fruticulosa

Sopra il muraglione transennato, fa capolino un’abbagliante fioritura gialla. Colore dominante e possessivo, non si fa certo intimidire, il giallo, neppure dall’inverno che non è ancora proprio finito. La maggior parte dei fiori vagabondi, quelli che fioriscono in tutte le stagioni, sono gialli. Questa è una Brassica, azzardo Brassica fruticulosa, che incontro anche subito oltre la rete di ferro che delimita il cantiere. Come tutti i cavoli, è specie commestibile, tipica dell’area mediterranea e nei suoi luoghi di origine, il Sud della penisola e soprattutto la Sicilia, viene raccolta con impegno e chiamata cavolicello o con vari nomi dialettali come qualeddu.

piante da cantiere Sisymbrium erysimoides

Sisymbrium erysimoides

Poco più in là, ecco un’altra brassicacea, manco a dirlo gialla, si chiama volgarmente erba cornacchia. Ma non si tratta della specie più comune Sisymbrium officinale, che già ho mostrato anche in città. Le silique patenti, descritte da Daniela Longo in questo post mi fanno invece supporre che si tratta della specie Sisymbrium erysimoides, frequente e quasi invasiva nel ponente ligure. Questa pianta cresce ai bordi del cantiere, sul limitare del marciapiede e l’ho incontrata anche dall’altra parte della strada, verso le rampe del porto. Se il cavolicello è commestibile, e pare anche prelibato, l’erba cornacchia ha virtù officinali e, come la sua specie consorella più comune, è un toccasano per la raucedine.

piante da cantiere Fumaria capreolata

Fumaria capreolata
Ailanthus altissima

piante da cantiere Valeriana e asparago

Centranthus ruber
Asparagus acutifolius

Ed ecco la comune fumaria (Fumaria capreolata, 9 maggio 2008), affascinante papaveracea da strada, appressata ai giovani virgulti dell’ailanto, Ailanthus altissima, altro celeberrimo infestante delle aree urbane. Come le precedenti, anche la fumaria è pianta officinale , indicata nei disturbi gastrici e intestinali. Tuttavia non voglio davvero incoraggiare nessuno a raccoglierla per quell’uso qui sul bordo della carreggiata, fra il catrame e la spazzatura.
Accanto, due vecchie conoscenze, foglie di valeriana rossa, Centranthus ruber, stranamente non in fiore, e l’asparago selvatico (Asparagus acutifolius, 20 agosto 2008), un sempreverde della macchia mediterranea. La valeriana rossa, ‘parente povera’ della più celebre valeriana officinale, di cui possiede tutte le proprietà, si incontra ovunque in città ed ha una lunghissima stagione di fioritura. Non so se questo cespuglietto ce la farà mai a fiorire, ma se lo farà non passerà inosservata. Invece per raccogliere gli appetitosi asparagi selvatici occorrerebbe scovarne i germogli, i primi getti primaverili che si chiamano turioni e che non devono essere ancora spuntati. Ecco, mi spiace ripetermi, ma sconsiglierei la raccolta degli asparagi in questa località.

piante da cantiere Lobularia maritima

Lobularia maritima

piante da cantiere Urtica dioica Pistacia lentiscus

Urtica dioica
Pistacia lentiscus

Non poteva mancare la lobularia, Lobularia maritima, volgarmente chiamata alisso, che, come indica il nome, se ne sta proprio bene nelle vicinanze del mare ed è pure fiorita, come sempre d’altronde, lei bianca bianca nonostante i fumi (per una sua sorella più fortunata, vedi 17 aprile 2010).
Termino in bellezza con l’ortica, Urtica dioica, che qui ha un aspetto veramente appetitoso, e un inaspettato cespuglio di lentisco (Pistacia lentiscus, 23 settembre 2008 ), senza fiori nè frutti, ma rigoglioso e tenace.

Naturalmente io non sono una professionista, errori e strafalcioni sono sempre in agguato, ma ho incontrato piante sorprendenti e anche se sbaglio nell’attribuzione, sarei comunque contenta di aver attirato su di loro un briciolo di attenzione.
Per altre piante da cantiere si può vedere anche questo post.

Il cedro di villa Scassi

Cedro del Libano

Cedro del libano (Cedrus libani) Villa Imperiale Scassi

Il cedro del Libano è una pianta elegante e maestosa. Così regale che i suoi rami non sono semplici rami, ma si chiamano palchi, perchè si aprono ampi, quasi paralleli al terreno. Le sue pigne, ovvero i coni, sono gioelli verdi finemente cesellati.
Assai ricercato per parchi e giardini, soffre in città come tanti altri alberi urbani, non solo aria mefitica, ma anche mutilazioni e capitozzature. Mi accade a volte di osservarne con qualche preoccupazione dignitosi esemplari maltrattati e negletti, costretti in uno spazio troppo angusto per mostrare la loro forma.
Non questo cedro, che si erge agile e sontuoso di fronte a un’altrettanto sontuosa villa di nobili origini. Villa Scassi è conosciuta a Genova come ‘l’ospedale di Sampierdarena’, ma la sua storia meriterebbe più attenzione e interesse, perchè in realtà la villa con l’ospedale non c’entra granchè ed in comune hanno, quasi soltanto il nome e l’ubicazione. La villa sorge nella zona centrale del quartiere, lungo l’asse viario che dalla Lanterna conduceva verso la Val Polcevera e il Ponente e lungo il quale, nel XVI secolo, sorse un imponente complesso di ville, oggi immiserito e degradato, ma ancora riconoscibile. Edificata nel 1560 da Vincenzo Imperiale, venne acquistata nel 1800 dall’illustre medico e studioso Onofrio Scassi e dei suoi due proprietari ha mantenuto il nome. Fu progettata da discepoli o emuli del grande architetto Galeazzo Alessi, con alle spalle un vasto giardino digradante, un parco rinascimentale disegnato per farle da corona e areola. La ristrutturazione della città ha spezzato l’incanto, da quando negli anni ’30 del secolo scorso, il giardino e la villa sono divisi da una rumorosa e ingombrante arteria cittadina, via Antonio Cantore. Nel frattempo la villa veniva sempre più soffocata in mezzo all’edilizia residenziale di un quartiere in disordinata espansione e alla sommità del  giardino, fu costruito l’ospedale  che dalla villa oggi prende il nome. Ma il parco è rimasto ed è sollievo per chi ascenda o scenda da qualche padiglione, ambulatorio o day hospital, due passi in mezzo all’eleganza di un verde antico, che accusa il degrado, ma a testa alta.

Sampierdarena è un quartiere di contrasti, dall’apparenza squallido e anche un po’ sudicio, percorso da fermenti opachi. Ma fra le vie incolori nasconde angoli particolari, incontri, tesori e storie. Oggi la villa presenta la sua facciata posteriore alla rumorosa strada principale, mentre il prospetto anteriore si trova in una via minore, più vicina al cuore antico di Sampierdarena, via Nicolò D’Aste. Provenendo per questa via da ponente, attraverso carugi angusti, la villa appare alta e bianca, pulita. E da questa parte, da dove il parco non si immagina neppure, il cedro, solo, è il suo albero custode, ornamento e sostegno della sua storia e della sua eleganza.

Cedro del Libano coni

Cedrus libani, coni
foto agosto 2008

Onore ai cedri del Libano e al loro immutabile fascino. Guardandone dal basso gli stupendi palchi, si vorrebbe essere un uccelletto qualsiasi per potersi accovacciare un po’ su quelle solide fronde.

Vedi anche 2 febbraio 2009

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