Villa Posalunga

Villa Posalunga

Il glicine di Villa Posalunga

Almeno in primavera ritorna grande, con la fioritura del glicine che le restituisce un briciolo della perduta nobiltà. Villa Posalunga fu dimora secondaria del giovane Giuseppe Mazzini, la sua casa di campagna si direbbe. Ora giace abbandonata e in rovina sotto il viadotto dell’autostrada Genova-Livorno, in via Cadighiara 36 – 38, la strada che attraversa la valle Sturla verso San Desiderio e Bavari. E’ stata scuola materna e elementare, poi abbandonata al degrado, invisibile e irriconoscibile, lungo l’angusta salita fiancheggiata da casermoni di cemento. Il nome si legge appena sulle colonne portanti del cancello, la facciata lascia immaginare decori, forse uno stemma, e una targa, purtroppo ormai completamente scolorita. Eppure, pur senza saperne nulla, avevo intuito che quella casa antica, alta e nascosta, costudiva una storia segreta. Leggo che dovrebbe essere convertita in alloggi sociali, dati in affitto agevolato; ma i lavori che, a quanto si dice, dovrebbero essere partiti nel 2014, non sembra siano progrediti in modo evidente.

Invece prospera la grande Wisteria sinensis, il lussureggiante glicine in fiore, che la adorna come un manto regale e si allunga in ogni anfratto, splendido ed esuberante, a medicarle le ferite.

Villa Posalunga

Villa Posalunga – febbraio 2015

Villa Posalunga

Villa Posalunga – aprile 2015

Lavori in corso

Bituminaria bituminosa

Bituminaria bituminosa

Su uno sbancamento della collina dove è in costruzione una nuova casetta, la primavera non si è fermata. Fa quel che può e forse non resisterà a lungo, ma in fondo alle piante non interessa se la ruspa ha aperto varchi a pochi centimetri dalle loro radici, magari travolgendo altre piante. Alle piante non interessano le recinzioni e neppure le reti arancioni che delimitano il cantiere. Non importa nulla di nulla, fintanto che conservano lo spazio vitale per crescere, un poco, dissetarsi ogni tanto e aprirsi sempre alla luce. Sono piante umili, il trifoglio bituminoso odora così profondamente di catrame che sulla strada sembra proprio dover essere a suo agio, con la tempra robusta dei suoi fusti e il verdo carico delle sottili foglioline. Cresce davvero dappertutto, lungo i bordi delle strade, e il fiore è quello dei trifogli e dell’erba medica.

Anche la borragine è una pianta di poche pretese. Da giovane ha foglie verdissime, morbide e saporite. Poi quando le foglie cominciano a guastarsi, molto spesso si macchiano di bianco a causa di un fungo, esplodono i fiorellini azzurro viola, come caramelle stellate. Eccola qui, intrappolata sul bordo del baratro. La fotografia, scattata attraverso la rete arancione che delimita il cantiere, non rende l’idea della posizione scomoda in cui si era trovata perchè la distanza era troppa e io uso quasi niente i teleobbiettivi. Copiosamente fiorita si alzava, con piglio deciso, proprio sul ciglio dello scavo appena aperto, dentro una terra gialla che forse già stasera non ci sarà più.

borrago officinalis

Borrago officinalis

A proposito di papaveri

Papaveri

Papaver dubium

Scartabello fra vecchi quaderni (alcuni non li ho mai gettati via) alla ricerca di qualche pensiero antico e trovo questa piccola poesia intitolata ‘Papavero’, scritta nel giugno 1972, quando cioè avevo, ebbene sì, 16 anni

Costruito con petali sottili
che la bufera strapazza,
per il sole di un campo di grano
a greggi fiorisce, per poco.
E come me, fiore senza profumo,
dal cuore verde di foglia,
troppo rosso ardente
troppo fragile.

I papaveri davvero hanno sempre esercitato un fascino particolare su di me. Già ne parlai nel mio vecchio blog il 24 maggio 2008, ingannandomi però sulla specie che credo non sia quella più conosciuta di Papaver rhoeas (rosolaccio), ma piuttosto il papavero più selvatico, anche se altrettanto comune, chiamato papavero a clava, Papaver dubium. Oggi incontro ancora gli stessi papaveri lungo le crose che guidano le mie passeggiate nei giorni di semifesta, sono papaveri pallidi, perchè il loro colore non è il rosso acceso, ma il rosso aranciato, ormai quasi sfioriti, ma eretti spingono alte le loro capsule di semi, presto maturi. Un ciuffo ribelle nel mezzo alla stradina, via Casale, una mulattiera quasi parallela a via alla Chiesa di San Giorgio di Bavari.

Ancora papaveri in Non solo città, accanto al rosso, c’è anche il rosa carico del Papaver somniferus, proprio quello dell’oppio.

Roverella

quercus pubescensQuesto blog finalmente comincia. Lo avevo tanto desiderato, eppure comincia quasi in sordina, come se non avesse voglia di uscire fuori. Colpa di una certa stanchezza fisica, dopo diversi anni vissuti sempre di corsa e il lavoro, quello per cui prendi lo stipendio, che fa sempre la parte del leone.

Mentre il blog precedente è stato rigoroso impegno di ogni giorno, non prevedo per questo blog una frequenza giornaliera, neppure settimanale. Tanti sono gli obblighi imposti dal di fuori, è giusto scegliere e calibrare gli obblighi che si si impone dal di dentro. Quello che mi interessa è oggi tenere aperto un canale di comunicazione, uno spazio attivo e vitale, aperto ad ogni meraviglia quotidiana.