Citiso e vulneraria

Cytisus hirsutus

Cytisus hirsutus

Anthyllis vulneraria

Anthyllis vulneraria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due piante incontrate oggi nel bosco, in una giornata incerta e nebbiosa, la prima, il citiso, sui 500 metri di altitudine (località Prato Sopralacroce, Borzonasca), la seconda, la vulneraria, quasi a 1000 metri (passo del Bocco).  Due fabacee molto simili all’apparenza. Fra le similitudini, oltre ovviamente alla famiglia, e quindi la forma del fiore, il colore e anche una certa pelosità del calice, da cui prende il nome Anthyllis (dal greco iulus, peluria) e l’aggettivo specifico di Cytisus hirsutus.
Di Cytisus ne esistono veramente molte specie, ne conto quasi quaranta in IPFI di actaplantarum, tutte piccole ginestre, con foglie a tripletta, come i trifogli (genere Trifolium) e le erbe mediche  (genere Medicago).  Fra essi si può annoverare anche il maggiociondolo, che tuttavia viene attribuito più precisamente al genere Laburnum (vedi anche 29 maggio 2009).
Anthyllis vulneraria è invece ricca di sottospecie, i libri la definiscono specie polimorfa, con fiori di diversi colori dal rosso al bianco, fino al giallo. L’aggettivo specifico, vulneraria, con cui è conosciuta nel linguaggio comune, si riferisce all’uso tradizionale e quasi leggendario di questa pianta per la cura delle ferite. La disposizione dei fiori e il numero e la forma delle foglie la differenziano in modo inequivocabile da Cytisus.

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