Dell’olivo e l’orniello

Gennaio . l'olivo e l'orniello

Olea europea-
Fraxinus ornus

E’ nuovamente gennaio e, fra incertezze e speranza, comincia un nuovo anno, almeno così si usa dire. Oggi è una giornata grigia e nebbiosa, nonostante l’alta pressione. Con un fenomeno bizzarro, e vagamente inquietante, l’anticiclone subtropicale riscalda l’aria in quota, ma l’aria fredda, più pesante, si accumula nel fondovalle immerso nell’umidità nebbiosa.

roverella

Quercus pubescens

Limpido e terso invece era il cielo nei primi giorni di gennaio del 2015,  quando ho scattato questa fotografia, durante una breve passeggiata lungo il percorso dell’acquedotto storico genovese. Spogli sono gli ornielli e le roverelle, mentre brillano argentate al sole le foglie degli olivi sempreverdi. La ricchezza del paesaggio mediterraneo è anche questo, la coesistenza serena di essenze così diverse, quelle che si difendono dal freddo liberandosi delle foglie e quelle che scommettono nell’inverno mite e le foglie se le tengono strette.
Diversi anni fa avevo creato una piccola animazione(che si può vedere cliccando sull’immagine qui sotto), che mostra come un albero, un carpino bianco che si trovava in un giardino sotto casa mia, muta nel corso di un anno, da verde a giallo e poi spoglio e poi di nuovo verde.

Carpinus betulus
viale Bernabò Brea

Quando mostrai il mio piccolo lavoro alla mia amica Cheryl, che abita in Suriname, la cosiddetta Guyana olandese, poco a Nord dell’equatore, lei si mostrò molto perplessa. Dalle sue parti non esistono alberi che perdono le foglie d’inverno, forse perché da quelle parti non esiste l’inverno. Ma i suoi dubbi non riguardavano il fatto che gli alberi perdessero le foglie.  Mi disse invece che le mie immagini erano certamente ritoccate, perché si vedevano altri alberi che non cambiavano aspetto per niente.  Evidentemente lei era convinta che alle nostre latitudini tutti gli alberi perdano le foglie, o meglio che non è possibile che esistano nelle stesso giardino alberi spoglianti e alberi sempreverdi. Le ho spiegato naturalmente come stanno le cose, ma non sono veramente sicura di averla convinta, cioè di aver fugato ogni suo dubbio sul fatto che io avessi creato le immagini della sequenza in qualche modo fittizio. La serena coesistenza di piante dalle esigenze così diverse non pare così scontata neppure a me e mi sembra quasi un indizio di una precisa vulnerabilità del nostro ambiente naturale, dopo convive chi ha bisogno del freddo invernale e chi un po’ lo teme. Così gli inverni molto rigidi rappresentano una seria minaccia per gli olivi e gli agrumi, ma gli inverni troppo miti, queste temperature primaverili anche in gennaio, complicano la vita agli alberi dei boschi decidui. Comunque vada, sembra inevitabile che a lungo andare le bizzarrie del clima modifichino in modo irreversibile il verde che circonda.

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