Primula, dimmi chi sei

Primula vulgaris

Primula vulgaris

Nelle stagioni del bosco, le primule sono grandi protagoniste. Cuscinetti gialli punteggiano le radure e i declivi già da febbraio, e talvolta anche prima. Il nome è proprio sinonimo della sua precocità, di primo fiore del risveglio. Ma le conosciamo davvero?
Il genere Primula comprende circa 500 specie nel mondo, di cui una trentina di specie e sottospecie si incontrano più o meno frequentemente in Italia.
Se si abbandona per un attimo la strada maestra, seguendo qualche sentiero che si addentra nel bosco e magari sale verso un colle, a partire da mese di marzo, si può incontrare un’altra primula, la primula odorosa (Primula veris), dal lungo stelo e i fiori a mazzetti penduli. Il suo nome specifico, veris, richiama ancora una volta la prmavera. In inglese, la primula comune si chiama primrose e quella odorosa si chiama cowslip, dall’etimologia controversa, forse  dall’inglese antico cowslyppe, letteralmente letame di vacca, probabilmente perchè questi fiori crescono sui pascoli del bestiame.

Primula veris

Primula veris

L’osservazione delle primule ha prodotto alcuni risultati molto interessanti per la fisiologia vegetale. I fiori delle primule sono ermafroditi, cioè presentano entrambe i caratteri sessuali sullo stesso fiore.   Almeno così sembra… all’interno del un piccolo tubo corallino si trovano il pistillo (organo femminile) e gli stami (organo maschile).  Ma le cose sono un po’ più complicate, tanto da interessare addirittura uno dei più grandi scienziati dell’epoca moderna, Charles Darwin, che coniò il termine “eterostilia”(1). Non era però stato lui il primo ad osservare, già altri botanici avevano in precedenza descritto la singolare differenza  nella morfologia dei caratteri sessuali di questi fiori. In alcuni esemplari lo stilo, cioè la parta allungata del pistillo, è breve (brevistilo o microstilo) e lo stimma, la parte apicale su cui si posa il polline durante la fecondazione, viene a trovarsi a metà del tubo corallino, mentre le antere, la parte terminale degli stami che diffondono il polline, sporgono fuori. Nei fiori longistili invece la situazione è rovesciata e lo stimma si affaccia fuori, mentre gli stami sono più corti e interni.

Primula vulgaris

Primula acaulis
(da vivaio)
fiore longistilo

Allora Darwin si chiese: qual è la ragione di questa eteromorfia florale? Inizialmente pensò addirittura che si trattasse di fiori di sesso distinto, cioè che la pianta fosse dioica. In realtà queste morfologie differenti rappresentano un accorgimento per evitare l’autoimpollinazione, Infatti per riprodursi efficacemente ogni pianta ha bisogno dell’impollinazione incrociata e sono gli insetti e il vento che devono mischiare le carte. I fiori con stilo lungo e antere corte sono più facilmente impollinati dai fiori con antere lunghe e sporgenti e stilo corto e viceversa, così la sfortunata autoimpollinazione è molto sfavorita. Ma c’è di più, e a un genio della comprensione dei meccanismi evolutivi non poteva sfuggire. Darwin notò anche che i fiori longistilo (in inglese thrum flowers) con antere basse, hanno polline a grani più piccoli, mentre i brevistilo, con antere superiori (in inglese pin) e comprese che semplicemente l’impollinazione andava a buon fine soltanto fra individui diversi. Ora si può affermare secondo le leggi di Mendel che il longistilo è un carattere  recessivo, mentre il brevistilo è correlato a un allele dominante S, o gene dell’autosterilità.

Lythrium salicaria

Lythrium salicaria
Salcerella

Più recenti studi genetici di biologia molecolare hanno dimostrato l’intuizione di Darwin, ovvero che la differenza nei caratteri morfologici è effettivamente collegata ad incompatibilità riproduttiva. Questo dimorfismo dei fiori è comune anche altri generi e, benchè affascinato dalla primule, Darwin lo descrisse anche nei fiori di lino e salcerella(2) e ci fa capire quanto l’adattamento evolutivo delle specie vegetali sia complesso ed affascinante.

La conclusione è che le primule dipendono da soprattutto dagli insetti, e anche dal vento, per la loro riproduzione e poichè sbocciano in una stagione ancora piuttosto rigida, non è poi così facile farsi baciare da qualche impollinatore di passaggio. Così è nata la leggenda di una primula ‘eternamente vergine’ perchè raramente impollinata. Tuttavia a giudicare dalla loro diffusione credo che il problema sia in realtà agevolmente superato.

(1) Darwin CR. 1862. On the two forms or dimorphic condition in the species of Primula, and on their remarkable sexual relations. Journal of the Proceedings of the Linnean Society, Botany 6: 77–96.

(2) Gilmartin PM. On the origins of observations of heterostyly in Primula. New Phytol. 2015 208:39-51. doi: 10.1111/nph.13558.

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