Ancora sul biancospino

crataegus monogyna
L’ho già mostrato altre volte, fiori e bacche (20 agosto 2008) di biancospino. Ma la pianta è molto comune, e bella, e virtuosa (nonostante le spine). Mi piace questo rametto magro, con i suoi brandelli di foglioline sbiadite, e le gocce rosse dei frutti, turgide come perle, sullo sfondo oscuro di un giorno breve e buio come sono i giorni di dicembre. Festeggeremo il Natale per rallegrarci che i giorni smettano di accorciarsi così inesorabilmente. Che il sole fermi la sua corsa verso un orizzonte sempre più breve e ricominci ad allargare il suo arco. Spero anche che torni qualche timido raggio di sole, come quello che illuminava questo biancospino, sulla strada di Sant’Eusebio nel dicembre 2008 (intanto continuano a frustarci pioggia,vento e nebbia dalla mattina alla sera senza pietà).

Dalle nostre parti esistono diverse specie di biancospino, di cui crateagus monogyna è la più comune. Distinguerli non è facile. Le foglie presentano una leggera differenza, ma sono soprattutto i semi che aiutano a riconoscerli. Le bacche del c.monogyna, come il nome suggerisce, contengono quasi sempre un solo nocciolo, che deriva da un unico stilo. Viceversa il crataegus laevigata, sinonimo di c.oxyacantha, chiamato a volte comunemente biancospino selvatico, ha fiori con due (a volte tre) stili e frutti che contengono due (o tre) noccioli.

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