Celidonia

Chelidonium majus

Chelidonium majus

Mentre curiosavo in qualche pagina in rete la corretta ortografia del nome latino di questa pianta (Chelidonium majus), mi imbatto con sorpresa in una pagina di un forum contenente una appello disperato, purtroppo datato maggio 2004 “Qualcuno può procurarmi la pianta celidonia? Sono disposta a pagare qualunque prezzo … ” Qualsiasi prezzo per questa umile pianticella da strada? E’ un peccato che la signora violett68 sia ormai sparita nei meandri della rete. Ed è un vero peccato che non abiti nella mia città, Genova. Perchè facilmente oggi le avrei potuto spiegare come trovare la pianta celidonia in una verdeggiante aiuola che si trova nei pressi del capolinea della funicolare Sant’Anna, in cima alla centrale via Bertani. Cominciamo con la funicolare. E’ la più antica e la più corta (370 m) della città e fino al 1978 (e me lo ricordo …) funzionava mediante un meccanismo ad acqua, basato sul semplice principio della gravità; la vettura in alto veniva caricata di acqua e scendeva a causa del suo peso, trascinando su l’altra, il cui serbatoio era vuoto. Dopo varie ristrutturazioni, incendi, ricostruzioni e via dicendo, la funicolare continua la sua corsa fra alcuni dei palazzi liberty più belli della città.
E ora la celidonia. La conosco da tanto tempo, e la riconoscerei ovunque, con i suoi piccoli fiori gialli e il lattice arancione, vagamente sinistro ed appunto tossico, che sanguina da ogni sua parte se spezzata. Appartiene alla famiglia delle papaveracee e viene anche chiamata erba dei porri perchè proprio quel lattice è molto efficace per la rimozione di porri e verruche, oltre che per altri usi alquanto controllati data la sua tossicità. Proprio per questo credo che l’amica Violetta la cercasse e non voleva credere a chi tanto le assicurava che si può trovare anche in città. Infatti è davvero pianta da ruderi e discariche, ma è dolce scoprila così luminosa, gialla di sole e sfacciatamente verde, contro il grigiore livido del cemento d’inverno.
(vedi anche sul vecchio blog  26 aprile 2009)

Acetosella

 

 

Acetosella gialla

Acetosella gialla
Oxalis pes-caprae

Pianticella precoce e temeraria, rigogliosamente fiorita già da gennaio, l’acetosella gialla si incontra ovunque in città. Come altre sue sorelle del genere, deve tollerare con bonaria pazienza di essere chiamato ‘trifoglio’, per via della forma delle sue foglie. Anche se con il trifoglio, che è della famiglia della fabacee o leguminose, non ha proprio nulla a che vedere, essendo un oxalidacea. E’ un’erbetta commestibile, ma con moderazione, perchè l’acido ossalico che contiene tanto bene non fa. Il suo nome specifico, che significa piede di capra, alluderebbe alla forma della radice.

Quello che interessa adesso però è come quest’acetosella abbia fatto a diffondersi in modo così penetrante in ogni angolo delle città.  Come raccontavo nel vecchio post del 26 gennaio 2010, è originaria del sud Africa e fu importata in Europa, e precisamente a Malta alla fine del XVIII secolo da una signora inglese che ne donò una pianta proveniente dalla Colonia del Capo a padre Giacinto, botanico locale. La pianta si impose prepotentemente, diffondendosi per divisione dei bulbi (cioè per via vegetativa e non per seme), divenendo ben presto ‘la pianta più comune delle isole maltesi’ e emigrando velocemente in Sicilia e poi in varie regioni del Sud Italia, e ancora sempre più su, fino in Liguria, ormai neofita invasiva dappertutto. Questa pianta continua a non produrre semi e a propagarsi per divisione agamica. Fiorisce da novembre a maggio ed ha straordinari fiori gialli disposti in una infiorescenza ombrelliforme. Qui eccola che si slancia da un muretto, sulle alture di Nervi (Genova).

Crêuza

salita alla Chiesa di Fontanegli

Salita alla Chiesa di Fontanegli

La città di Genova ha la forma abbozzata di un trapezio, e qui siamo nell’estrema periferia di Nord Est, sull’angolo in alto a destra, con il mare alle spalle. La strada che scende da casa mia, a Fontanegli, verso il quartiere di Prato, giù lungo il torrente Bisagno, è ripida e diretta. Un quarto d’ora o poco più in discesa, una mezz’ora di buon passo in salita per chi ha voglia di arrampicarsi (ma è meno faticoso di quel che sembra). Una sana passeggiata per le mattine libere (che sono poche), lungo ‘crêuze’ semi-abbandonate, tranne dove sono sfiorate da accessi carrabili.
In senso stretto, la ‘creuza’ è strada quasi sempre in pendenza (difficile trovare tratti pianeggianti in Liguria), con una striscia centrale di mattoni e pietre ai lati e fiancheggata da entrambe i lati da mura, recinti di case e orti, quel celebre ‘seguitare di muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia‘. salita alla chiesa di Fontanegli
Questa Salita alla Chiesa di Fontanegli, che è crêuza di mezza collina, ben lontana dal mare, ha i mattoni, le pietre, ma non proprio la muraglia. Però si inerpica, impavida, fra case vecchie (foto a destra) e nuove, a tratti quasi urbana, e poi di nuovo cupamente selvatica, scivolosa, ombrosa, infida. L’inverno l’ha spogliata dall’erba che prepotente la possiede nella bella stagione, ha denudato gli arbusti, che ridotti a sterpi verrebbe quasi voglia di strappare. E mi viene in mente una casa, semi abbandonata, ma abitata da un filo di fumo, nella parte più a monte della via; il recinto metallico è coperto da rose rampicanti, quasi spoglie in gennaio,  e un gran numero di cartelli, plastificati per salvarli dall’acqua avvertono il passante: “Non tagliare i rami che sporgono sulla strada. Grazie.” Le rose vanno potate come si deve.

Roverella

quercus pubescensQuesto blog finalmente comincia. Lo avevo tanto desiderato, eppure comincia quasi in sordina, come se non avesse voglia di uscire fuori. Colpa di una certa stanchezza fisica, dopo diversi anni vissuti sempre di corsa e il lavoro, quello per cui prendi lo stipendio, che fa sempre la parte del leone.

Mentre il blog precedente è stato rigoroso impegno di ogni giorno, non prevedo per questo blog una frequenza giornaliera, neppure settimanale. Tanti sono gli obblighi imposti dal di fuori, è giusto scegliere e calibrare gli obblighi che si si impone dal di dentro. Quello che mi interessa è oggi tenere aperto un canale di comunicazione, uno spazio attivo e vitale, aperto ad ogni meraviglia quotidiana.