Malva muschiata

Malva moschat

Malva moschata – Malva muschiata

Tutte le malve hanno fiori stupendi. Tutte le malve sono specie officinali. Tutte le malve sono piante semplici, senza pretese, più o meno resistenti alle avversità atmosferiche e urbane. Tutte le malve sono piante straordinarie. Per questo scoprirne un’altra, differente da quelle che sono abituata a vedere, mi commuove e delizia.

La malva muschiata deve il suo nome all’odore del muschio, l’intenso e piacevole  profumo che emana. Le sue doti ne fanno una pianta ornamentale, coltivata nei vivai, sia come cultivar bianca (M. moschata ‘Alba’) che rosa (M. moschata ‘Rosea’). E rosa l’ho incontrata, selvatica, sul ciglio della strada provinciale 56 che da Barbagelata (il paese più alto della città metropolitana di Genova) scende verso il passo della Scoglina. Le foglie sono finemente laciniate, come merletti, e questa caratteristica la distingue dalle altre malve che hanno foglie a lamina più compatta.

Malva muschiata

Malva moschata

Malva moschata contiene molti dei principi nutritivi e salutari della malva comune, Malva sylvestris,  da sempre utilizzata come pianta medicinale per affezioni dell’apparato respiratorio, come antinfiammatorio e blando lassativo. Tuttavia mentre Malva sylvestris cresce ormai soprattutto in aree urbanizzate, su suoli fortemente azotati, che sono frequentemente inquinati da metalli pesanti, pesticidi e altri residui,  Malva moschata si trova sui terreni puliti dei prati montani, e questo è il tipo di erba più adatto per gli usi medicinali.

Okra, un ortaggio creolo

Okra - Abelmoschus esculentus

Okra – Abelmoschus esculentus

L’okra è una pianta della famiglia della Malvaceae.  Come le malve e gli ibischi, e come gli Abutilon, cencio molle e acero da fiore, tutti parenti, la pianta dell’okra ha fiori vistosi e aggraziati, che però durano poche ore ed è difficile sorprendere aperti.  I frutti sono bacelli verdi, di forma allungata, un incrocio fra un peperoncino e uno zucchino, non rotondeggiante, ma spigolosa.  Cava all’interno e ricca di semi, la sua sezione trasversale ha forma di stella. Originaria dell’Africa, è utilizzata un po’ in tutte le zone tropicali del mondo, a cominciare dall’America, dove è protagonista di molti piatti tipici dalla Louisiana al Brasile.

Okra - Abelmoschus esculentus

Abelmoschus esculentus – fiore

Ho conosciuta questo curioso ortaggio in Texas, e poi appunto in Louisiana. Si chiama anche gombo; e gumbo, nome alquanto simile, è la ricca zuppa della cucina cajun, piccante e odorosa, a base di gamberi e salsicce, addensata proprio dalla consistenza dell’okra che ne è ingrediente essenziale. In Texas ho provato a cucinarla e ho imparato a mie spese che la sua preziosa mucillagine richiede un cottura rapida e intensa, se non si vuol rischiare di ritrovarsi una pappa viscida e stoppacciosa. Cucinata a dovere invece è ottima, appetitosa direi.
Pianta da climi caldi, d’estate può crescere anche da noi. In Brasile ho comprato una bustina di semi e ora ho quattro piante rigogliose, che fioriscono e fruttificano generosamente. Ho assaggiato le mie okra, dopo un ammollo di un quarto d’ora nell’aceto, soffritte leggermente con scalogno e pomodorini e tutti le abbiamo apprezzate.

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Alcea rosea

Alcea rosea

Alcea rosea

Splendida fioritura del malvone, alcea rosea o malva rosa, nel mio giardino, due colori raffinati e forme perfette, per una pianta robusta ed esuberante, che resiste senza scalfirsi al caldo torrido e inusuale di questo giugno. A volte questa pianta viene chiamata Althaea e tuttora non sono venuta a capo della differenza. Come la malva comune, pianta diffusissima che dà il nome alla famiglia, possiede proprietà officinali e curative di antica tradizione. Tanto che il suo nome, Alcea, deriverebbe dal greco “alké” rimedio. Per altro anche Althaea ha simile significato, in quanto deriva dal greco “ἀλθαία àlthaía”, nome usato da Teofrasto e derivato da “αλθαινω altháino”, io medico, risano, con riferimento appunto alle proprietà medicinali.

Alcea rosea

Alcea rosea

Questa pianta si incontra spesso come flora urbana nei piccoli paesi e ai bordi delle strade, come incolto raffinato ed attraente che, non necessitando di particolari cure, riempie di colore i muri della via. Come altea rosata nigra l’ho mostrata nel post del 1 luglio 2008, fotografata per le strade di Triora, bel borgo delle montagne imperiesi.

Spesso coltivata come annuale o biennale, l’ho messa a dimora da una radice acquistata su una bancarella almeno tre anni fa e da allora sopravvive e fiorisce, tenera e generosa.
Nello stesso luogo avevo seminato un’altra malva, fiori più piccoli color lilla scuro, molto seducente, che però è fiorita soltanto per una stagione e poi è scomparsa. La malva selvatica (Malva sylvestris) invece, non mi abbandona mai, spontanea, vitale in ogni anfratto, robusta, perenne, indomabile, sulle massicciate, nei tombini, sul bordo delle aiuole.

Hibiscus mutabilis

Hibiscus mutabilis

Hibiscus mutabilis

Che pianta è mai questa che cresce spavalda in un cortile di periferia con fiori che sembrano rose e foglie che sembrano pampini della vite? Devo guardarla più volte per convincermi che non è una rosa. Ingrandire la foto per sincerarmi che veramente quei fiori carnosi sbocciano su un arbusto, un arberello ordinato che non mostra neppure una spina. Assomiglia a un ibisco?  Ho cercato inutilmente il lungo pistillo come spada sguainata verso il cielo che spesso caratterizza i fiori di ibisco. Non c’è. Ma è un ibisco. Dopo varie ricerche incrociate, mi convinco che si tratti di Hibiscus mutabilis e ne leggo veramente … di tutti i colori.

Questa varietà di ibisco, originaria della Cina, si distingue per l’inusuale proprietà dei suoi fiori di mutare colore nell’arco del giorno, in risposta all’intensità e temperatura della luce. Durano un giorno soltanto e al mattino si schiudono bianchi; ma via via che il calore della luce aumenta, diventano rosa o rossi, fino al viola intenso nella sera, quando appassiscono. Non ho assistito a questa meraviglia e li ho ammirati soltanto intorno al mezzogiorno del 30 ottobre, in una giornata cominciata in altalena con una scossa di terremoto pericolosamente percepita anche nella cintura periferica di Roma dove mi trovavo. In quel giorno, e a quell’ora, l’ho già detto, apparivano in tutto e per tutto delle rose.

Hibiscus mutabilis

Hibiscus mutabilis con Brugmansia versicolor e Plumbago capensis

L’Hibiscus mutabilis è un arbusto generoso e di poche pretese, moderatamente resistente al freddo, fiorisce anche in dicembre e tollera pazientemente anche i parassiti. Ha estimatori entusiasti e anche qualche detrattore. Nel forum di actaplantarum, la mia bibbia in fatto di piante, in questo post, un utente afferma “l’ Hibiscus mutabilis viene coltivato con 2 varietà, una fiori semplici, molto bella, l’altra a fiori stradoppi, secondo me orribile”.
Forse frutto di ibridazioni senza freni e per questo a volte snobbato, questa è certamente la varietà a fiori stradoppi, e a dire il vero, a me non sembra affatto orribile. All’ombra dell’immancabile pino domestico, slanciato e regale, fra una brugmansia rosa arancio e una celestiale plumbago, non sfigura per niente. Anche se i suoi delicati fiori già stanno cominciando a cambiare colore per l’ultima volta.

Hibiscus mutabilis

Hibiscus mutabilis

Ecco qualche link per immagini ad altre specie di ibisco:

Hibiscus rosa-siniensis giallo e rosso
Hibiscus syriacus, 6 luglio 2008
Hibiscus trionum

 

Abutilon

Abutilon pictum

Abutilon pictum

Le piante del genere Abutilon sono anche conosciute come aceri da fiore, anche se all’acero, albero di forme spesso maestose, non mi pare assomiglino molto. Ricordano invece gli ibischi, arbusti della stessa famiglia, ed effettivamente possono diventare arbusti abbastanza grandi, ma anche essere coltivati in vaso. Quello della fotografia cresce oltre il muro di una casa a San Desiderio, delegazione periferica sulle colline genovesi (cioè non troppo lontano da casa mia). Questa specie si fa chiamare malva indiana dalla vena rossa, originario del Brasile, e il nome scientifico è sinonimo di A.striatum. I fiori imbutiformi sbocciano alla fine dell’estate con le loro sfumature intense e l’aria sfuggente e delicata, a prima vista sembrano fiori di carta. Soltanto un’impressione perchè in realtà sono piuttosto carnosi. Degni comunque della famiglia delle malvacee.

Per un altra specie del genere Abutilon, vedi Cencio molle

Ibisco

hibiscus syriacus

 

Ci soffermiamo sempre sulla grazia e meraviglia dei fiori e poca cosiderazione, se non per utilità, riserviamo al frutto e al seme.
Sul ramo spoglio e grigio, pesano come tesori, stretti nella precisa architettura del robusto involucro, pronti per scattare verso il terreno propizio.

Malacothamnus fasciculatum

malacothamnus fasciculatum
E’ una specie di malva, nativa della California meridionale. Il suo nome comune è bush mallow, da noi si direbbe malva della macchia. Il suo ambiente tipico è il chaparral, cioè la macchia mediterranea della coste californiane, o il sage scrub, una vegetazione di arbusti sempreverdi, sorta di brughiera americana. Le foglie del malacothamnus sono larghe, palmate, e persistenti. I fiori sono rosa e durano tutta l’estate. In autunno però ho trovato soltanto dei piccoli boccioli spenti. Pazienza. La pianta è un grosso cespuglio, forma siepi fiorite e dense, attira farfalle e colibrì. Un ottimo elemento anche per un giardino.

malacothamnus fasciculatum

Cencio molle o malva indiana

Abutilon theophrasti
Ancora della famiglia delle malvaceae, quest’avventizia nata a sorpresa in giardino, è nota come infestante specie delle coltivazioni di mais. Le sue grandi foglie a cuore mi hanno incuriosito subito per la loro mollezza e morbidezza simile al velluto. Così l’ho lasciata crescere, ansiosa di capire chi fosse. Ora sarà alta circa ottanta centimetri e sono arrivati i fiorellini, gialli, che si aprono ogni tanto, quanto ne hanno voglia, seminascosti sotto le ampie foglie. E’ l’aspetto dei fiori che mi ha fatto pensare a una malvacea. Alla fine ho scoperto che la setosa consistenza delle foglie ha suggerito il nome italiano di cencio molle e quello inglese di velvet leaf, foglia di velluto, proprio come l’avevo pensata fin dall’inizio. Anche la malva indiana condivide le proprietà medicamentose di tutte le malve. Non è certo una pianta preziosa, ma ha la sua grazia e un aspetto originale; come le altre sarà la benvenuta, a patto che non diventi troppo invadente.