Ontano napoletano

Ontano napoletano

Alnus cordata
Ontano napoletano, Brugnello

Ontano napoletano

Alnus cordata

L’ontano napoletano si chiama anche ontano cordato, perchè ha grandi foglie a forma di cuore, che ricordano vagamente quelle del tiglio, ma sono più spesse e robuste. L’areale originale era l’Appennino meridionale, ma la pianta oggi è diffusa in quasi tutte le regioni italiane. E’ forse il più bello degli ontani, piante magiche, legate al culto dell’acqua (il loro nome Alnus deriverebbe dal celtico al lan, presso l’acqua) e a quello del dialogo con i morti.

Ho incontrato questa pianta  nei pressi della chiesa dei SS. Cosma e Damiano di Brugnello, un minuscolo borgo della val Trebbia, elevato e prospiciente le vertiginose anse del fiume.  La chiesa infatti fu edificata sui resti di un antico castello dei Brugnatelli situato su uno sperone roccioso in posizione dominante.  Il borgo è molto accuratamente preservato e la maggior parte delle porte lignee sono decorate e  scolpite come quella della fotografia a sinistra.  La prima volta che l’ho visto era ottobre (2011), e l’ho riconosciuto facilmente con i suoi frutti a forma di piccola pigna (strobili).  L’ho ritrovato ancora in questi giorni di giugno, con nuove foglie, lucide e luminose,  si staglaino sullo sfondo della pietra antica della chiesa (foto a destra).

Carpino cordato

carpinus cordata
Il mio primo e vero amore rimangono i grandi alberi. Ed immensi e solenni ne ho incontrato nel mio viaggio in Polonia, perchè gli alberi del Nord non soffrono per l’arsura, ma sono vasti e potenti, come le intemperie che devono sopportare. Lassù, olmi, frassini e faggi raggiungono dimensioni impensabili nel bosco mediterraneo. Paradiso dei grandi alberi, e non solo, è il meraviglioso orto botanico di Przelewice (Pomerania), giardino dalla storia tragica e gloriosa, oggi patrimonio della comunità. Dopo alterne vicissitudini, fu ricostruito e portato a grande splendore negli anni ’30 del secolo passato da Conrad von Borsig, geniale architetto del paesaggio che pagò con la vita l’amore per le sue piante. I soldati sovietici che occuparono la regione nel 1945 avevano poco a cuore il destino degli alberi e lo colpirono a morte il 13 febbraio mentre cercava inerme di opporsi alle loro razzie.
Oltre agli alberi autoctoni, il giardino accoglie alberi da tutto il mondo. Come questo carpino cordato, famiglia betulaceae, originario del Giappone. I frutti assomigliano a quelli del carpino nero, ostrya carpinifolia (vecchio blog 11 giugno 2008, e poi 2 aprile e 5 dicembre 2009), seppure più grossi e lunghi, e le foglie, lanceolate, lucide e percorse da fini nervature, sembrano lontanamente quelle del castagno. Elegante e leggero, per me indimenticabile.

Betulle

betula pendula
Vado al Nord e, finalmente, incontro veramente la betulla. Qui da noi si fa alquanto desiderare, è una curiosità, un’attrazione da giardino. Al Nord è dappertutto, nei boschi e per le strade, sugli argini dei fiumi, in mezzo alle città. Questa piccola e snella betulla (snelle lo sono sempre, ma possone essere assai più grandi) cresceva vicino a qualche edificio dell’Università Medica della Pomerania, a Stettino.

betula pendula

Finalmente mi sazio a contemplare le betulle, con la loro corteccia bianco argentea, dritte e nobili, come principesse, la morbida chioma frusciante ed eterea. La specie più comune si chiama Betula pendula, nome che allude al portamento dei rami secondari che hanno le estremità piegate verso il basso. La sua corteccia ha la consistenza della carta e come carta per scrivere veniva usata da certi popoli nordici.
Come scrivevo qualche tempo fa, sul vecchio blog, per una betulla incontrata per caso in un giardino (precisamente il giorno 27 giugno 2009), la betulla è un albero antico e leggero, nobile, etereo e resistentissimo. I boschi di betulle hanno la consistenza delle nubi, ma la fierezza del tuono. Fanno un’ombra discreta, che lascia crescere fiori e pianticelle nel sottobosco molto di più di quanto consentano le altre laltifoglie più prepotenti, come faggi, castagni, olmi e querce.

Nella foto a destra, un boschetto di betulle sulle sponde del fiume Oder (Odra in polacco), non lontano dal porto di Stettino.

Nocciolo della Turchia

corylus colurna
Insieme ai grandi alberi tipici della zona (faggi, aceri, betulle, tigli, larici e molti altri ancora) nel Nord ho incontrato alberi più esotici che prosperano nei giardini. Come questo nocciolo della Turchia che, a giudicare dal nome, non credo sia originario della Pomerania. Il genere corylus è naturalmente quello del nostro nocciolo (corylus avellana, vedi vecchio blog ) e la famiglia tradizionale quella delle betullaceae, che comprende, oltre naturalmente alle betulle, anche i carpini. Mi pare che recentemente i noccioli abbiano conquistato una famiglia a parte, le corilacee, per riconoscerne una certa unicità di caratteristiche. Come al solito, mi importa poco essere pedantemente precisa. Mi pare più importante riconoscere quello che questi alberi hanno in comune con le flessuose betulle, l’eleganza, una delicatezza fiera e imperturbabile, un certa aria di mistero. Questo nocciolo della Turchia ha i frutti racchiusi in un guscio lobato avvolto da ampie brattee appuntite, e foglie cuoriformi, dentellate, un po’ più scure di quelle del nocciolo comune. Nei nostri parchi urbani non l’ho mai incontrato, ma forse non ho prestato abbastanza attenzione. Ma chissà perchè mi pare sempre che i parchi delle città del Nord siano più rigogliosi e vari e non mi lascio scappare l’occasione di fare qualche nuovo incontro.